Gulliver: Il forum di chi vuole lasciarsi tutto alle spalle ed iniziare una nuova vita

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PERCHE' EMIGRARE
view post Posted on 2/8/2008, 13:59Quote
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Emigrante

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PERCHE' PARTIRE

Verrebbe da dire che é una costante dell'essere italiano, partire, lasciarsi tutto alle spalle come lo é stato per decenni alla fine del diciannovesimo secolo ed all'inizio del ventesimo ma non sono queste le motivazioni di questo forum.
L'emigrante moderno che tutto ha in patria parte per dimostrare a se stesso di essere in grado di vivere meglio anche fuori dai confini natii.

Si lascia la madre patria con convinzione, non un viaggio verso l'incertezza ma l'inizio di una avventura programmata fin nei minimi dettagli per poter vivere con convinzione e sicurezza la propria vita. Ormai non si tratta più di scappare a caso, si tratta di rincorrere i propri sogni pur di vedere luoghi che affascinano enormemente che completano quella voglia di andarsene.

L’emigrante è una filosofia di vita che incarna un’ipotesi, anzi un paradosso. Siamo sempre con la valigia in mano per andare a cercare fortuna, come hanno fatto tanti napoletani, con più o meno successo. Ma, in realtà, non vogliamo andarcene e fino all’ultimo, strenuamente, resistiamo, cercando un motivo per rimanere. Per chi però alla fine si decide c'é la certezza di una vita diversa, non saprei dire se migliore, diversa sicuramente.

LE MIE MOTIVAZIONI

All'inizio era rifiuto di tutto ciò che in Italia ci stava stretto. Ho passato quasi una vita in giro per il mondo, all'inizio al seguito della famiglia natia, poi abituato ed attratto da quel modo di vivere ho continuato ad essere un cittadino del mondo ma non perdevo di vista il paese natio dove rientravo sempre per lunghi periodi di riposo.
Poi qualcosa é cambiato in Italia. Siamo entrati in Europa ed il confronto con le altre comunità europee ha evidenziato le differenze. L'Italia che conoscevo stava ogni giorno più stretta, perdeva credibilità e potenzialmente iniziava quella scivolata verso il baratro a cui tutti stiamo assistendo in questi giorni.

La sicurezza é stata la scusa principale, ma anche le nuove leggi sulla famiglia, i prezzi degli alimentari schizzati verso l'alto incontrollabili, le scelte sbagliate e clientelari dei nostri governanti. Un capitolo a parte era rappresentato dalle tasse. a quel tempo già versavo allo stato quasi il 50% dei miei sudati guadagni esteri, sono sempre stato sostanzialmente onesto e dichiaravo tutto.

Vedevo un futuro tinto di nero, e senza una via di uscita finchè, un bel giorno, mi fu proposto di lavorare a Parigi, in Francia. Non era un salto nel buio, tuttaltro.
Colso al volo l'opportunità e devo dire che dopo un decennio non mi sono ancora pentito anche se ho voglia di partire ancora. :o:

STORIA DELL'EMIGRAZIONE ITALIANA

Con l'inizio del 1900, mezzo milione di italiani, ogni anno, lasciano l'Italia per cercare migliore fortuna nel mondo. Soprattutto nel Nuovo Mondo: verso l'Argentina e il Brasile in particolare, e, successivamente, verso gli Stati Uniti. Ogni nave che arriva a Buenos Aires scarica sulle banchine del Porto Madero migliaia d'italiani, quasi tutti contadini allucinati dal miraggio dell' America che pur non sanno dove sia né cosa sia. L'America è per essi una lotteria: giocano mettendo per posta la vita. Il numero degli arrivati è pubblicato vicino alle note di carico, come si tratasse di merce d'importazione. Appena toccato il suolo, i poveri viaggiatori vengono accolti nel cosiddetto Hotel de Immigrantes che sorge su una fangosa landa di terra fra il torbido Rio de la Plata e la città: L'Hotel è gremito. Il lavoro di sparpagliamento di questa gente per tutta la repubblica procede alacremente. Annesso al ricovero per gli emigrati c'è la Oficina de Trabajo che riceve le domande di mano d'opera e distribuisce il lavoro, gli emigrati con le famiglie sono trasportati sul posto del lavoro a spese dello Stato. teoricamente l'organizzazione è bella, ma il suo funzionamento è spesso inumano. I lavori per i quali si richiede la mano d'opera son ben soventi temporanei; quando sono finiti, gli operai vengono licenziati; i miseri rimangono senza risorse in mezzo ad un paese sconosciuto, soli, inascoltati e ignorati E non possono tornare indietro; l'emigrante può viaggiare gratis su tutte le linee della Repubblica, ma solo in una direzione: in avanti, verso la periferia. L'argentina ha bisogno di decentrare la popolazione. La legge è sapiente, ma spietata: giunti all'interno gli emigranti speranzosi sono praticamente prigionieri del paese. Tra il 1901 ed il 1902 la grossa fiumana dei nostri emigranti comincia a riversarsi sugli Stati Uniti. In Sudamerica gli emigranti sono chiamati gringos negli Stati Uniti trovano altri epiteti: wop, dago, guinea: il Pascoli li elenca tutti in una sua famosa orazione. Altri si riversano tra Francia, Germania, Inghilterra, Nordafrica. Ad emigrare sono soprattutto i contadini del Meridione: ed il fenomeno ha precise motivazioni economiche. La politica protezionistica, fatta prevalere dai gruppi agrari industriali del Nord, va tutta a scapito dell'agricoltura meridionale, che trova oramai insormontabili difficoltà a collocare all'estero i suoi prodotti, il suo vino, i suoi agrumi. La disoccupazione e la sottoccupazione denunciano condizioni insopportabili di miseria. La corsa all'imbarco diventa affannosa: c'è chi vende, chi fa debiti, perfino chi ruba per accontentare le esose pretese dei procacciatori (illegali da una quindicina d'anni, ma sempre operanti) che battono le campagne a ingaggiare emigranti:trenta dollari e si parte. La legge n.23 del 31 gennaio 1901 cerca di regolamentare il flusso e crea un Commissariato generale dell'emigrazione: ma ci vuol altro. La fame è fame, e con tutti i mezzi, in tutti i modi la gente affolla le banchine a contendersi il diritto di trovare il pane in qualche altra parte del mondo. L'88% dei partenti è costituito da uomini (dai 14 ai 45 anni) solo il 12% da donne. Mediamente ogni emigrante sbarcato ha in tasca 17 dollari. La storia dell'emigrazione negli Stati Uniti, a partire dai primi del 1900, non può dimenticare tutto questo: si comprenderà allora la tendenza degli italiani ad affollarsi in ghetti, la loro solidarietà di poveri (che porterà tavolta al risvolto criminale dell'omertà mafiosa) e soprattutto l'inestinguibile nostalgia d'una generazione che non sa adattarsi ad una nuova patria. Su questa sponda dell'oceano canta Enrico Caruso. Negli intervalli d'opera farà vibrare tanti cuori con una canzone famosa: Santa Lucia lontana. Dal molo Beverello di Napoli, per tanti e tanti anni ancora, partiranno i bastimenti per terre assai luntane

L'emigrazione non fu un fenomeno esclusivamente italiano. Tra gli altri popoli che lasciarono in massa la loro terra vi furono gli Irlandesi, i Tedeschi e gli Ebrei d'Europa. Il Paese che in rapporto ebbe più emigranti in quel periodo fu appunto l'Irlanda, anche se qui la carestia e il malgoverno britannico furono la principale causa d'espatrio.

L'emigrazione è il fenomeno sociale che porta una porzione di una popolazione a spostarsi dal proprio luogo originario. Tale fenomeno può essere legato a cause ambientali, economiche e sociali, spesso tra loro intrecciate.

Quando vengono a mancare le condizioni necessarie al pieno compimento dei desideri dell'uomo, questo è spinto a cercare un luogo diverso da quello di origine "dove aver miglior fortuna". Le motivazioni possono essere le più diverse: economiche, politiche, guerre in atto, persecuzione. La separazione dalla terra d'origine è sempre sentita come una frattura nella vita personale, si veda "l'addio ai monti" di Lucia nei Promessi sposi.

Sono sempre esistiti due tipi di emigrazione: quella temporanea e quella permanente.

L'emigrazione temporanea è quella che caratterizza i fenomeni migratori di manovalanza. Nell'800 molti braccianti agricoli veneti andavano in Argentina nei periodi di pausa nella loro terra.

È più difficile descrivere l'emigrazione quando si tratta di una permanenza nello Stato ospitante per vari anni. Queste persone cercano di far fortuna ed accumulare quel capitale necessario per acquistare un terreno od una attività propria nella terra d'origine.

Nella penisola italiana prima del 1860 il termine è usato per lo più per descrivere il fenomeno dei compromessi politici, prima con Napoleone, poi con i vari moti rivoluzionari. Questi erano intellettuali, militari, artigiani. Dopo il 1830 molti di loro affluirono nella Legione Straniera che la Francia aveva istituito in Algeria; si calcola che quasi la metà dei legionari proveniva dalla penisola italiana.

Dopo l'Unità d'Italia, ed una fase in cui a partire furono gli intellettuali ed industriali favorevoli ai Borbone di Napoli, il termine emigrazione è legato a quella economica. Benché tutt'oggi si tende a dimenticarlo, il primo grande flusso emigratorio di regnicoli italiani partì dal Comacchio e dal Veneto.

Marinai napoletani erano presenti in tutto il Mediterraneo, spesso li si trovava anche sul Danubio. Pescatori di corallo italiani erano presenti sulle coste algerine. Varie comunità storiche italiane erano presenti nel Mediterraneo, figlie delle antiche Repubbliche marinare.

La lotta al brigantaggio causò la partenza di un gran numero di calabresi.

Edited by MetS - 13/8/2008, 22:08
 
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view post Posted on 13/8/2008, 18:03Quote

Curioso

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Status: Offline: ultima azione eseguita il 30/3/2009, 08:42


Complimenti per il forum, è la prima volta che lo vedo e lo trovo molto interessante e molto struggente

Edited by MetS - 15/8/2008, 03:01
 
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1 replies since 2/8/2008, 13:59
 
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