 Emigrante
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| In quest'opera autobiografica l'autrice danese Karen Blixen raccontò la sua esperienza di vita in Africa, dal 1914 al 1931, anno in cui dovette lasciare il Kenia per motivi economici.
Le memorie furono pubblicate nel 1937, contemporaneamente in danese e in inglese, sotto lo pseudonimo di Isak Dinesen, e ottennero un largo successo, per via della limpidezza di stile, della varietà delle vicende raccontate ma soprattutto per la passione e l'amore per il continente africano, che la Blixen seppe trasmettere ai suoi lettori tramite le pagine di La mia Africa. Nel 1914 Karen Blixen aveva seguito in Africa il marito, che in Kenya, ai piedi dell'altopiano del Ngong, aveva acquistato una fattoria e una piantagione di caffè. Dopo il fallimento del matrimonio e il divorzio la Blixen rimase sola alla guida dell'azienda, ed ebbe modo di conoscere a fondo l'Africa e i costumi della sua gente. Il libro si apre con Kamante e Lulu: la Blixen ci presenta Kamante, un orfano malato che lei aiuta a guarire e che rimane a vivere presso la fattoria diventando un abilissimo cuoco e un caro amico per Karen, e Lulu, una gazzella che trascorre l'infanzia alla fattoria e che, una volta adulta e tornata alla vita nei boschi, tornò spesso a fare visita alla fattoria. Nelle altre parti del romanzo ( Un incidente alla fattoria, Ospiti alla fattoria, Dal taccuino di un immigrante l'autrice descrive esperienze e personaggi incontrati in Africa: kikuyu, masai, ma anche europei come il vecchio marinaio danese Knudsen, lo svedese Emmanuelson e il cacciatore inglese Denys Finch Hutton, di cui Karen si innamorò. Nel 1931 Karen Blixen dovette far rientro in Danimarca, e nell'ultimo capitolo, Addio alla fattoria raccontò con commozione gli ultimi mesi africani.
Adoro Karen Blixen, la sua vita,la sua storia, i suoi romanzi e più di tutti La mia Africa. Un pò mi riconosco in lei, adoro l'Africa, la savana e tutti i suoi abitanti. Ho visto il film più volte e ogni volta è come se fosse la prima! C'è un passo in particolare che mi sta molto a cuore e mi commuove ogni volta che l'ascolto, la preghiera che Karen rivolge Dio per la sepoltura di Dennis, non so da chi è stata scritta e mi piacerebbe molto saperlo. La trascrivo di seguito affinchè possa aiutarvi : Il giorno che hai vinto la gara per la tua citta ti abbiamo applaudito sulla piazza del mercato. Uomini e ragazzi si fermavano ad applaudirti quando ti abbiamo portato a casa sulle nostre spalle. Ragazzo scaltro, sei fuggito per tempo dagli onori della vita, corridori che la loro fama han superato e il nome muore prima dell'uomo. Spesso tuttavia nasce l'alloro e avvizzisce prima della rosa. Intorno al capo subito cinto dall'alloro si raccoglieranno a guardare i morti senza vigore, e tra le tue ciocche di capelli troveranno una ghirlanda piccola come di franciulla. Ora prendi con te l'anima di Dennis Finch Hatton che tu hai voluto dividere con noi, ci ha portato tanta gioia e noi l'abbiamo tanto amato. Non è mai stato nostro, non è mai stato mio.
Un bellissimo libro, che per certi versi mi ha stupito. A volte un poco noioso e molto descrittivo in alcune parti dopo l’inizio, si riscatta completamente nell’ultima parte, dove in tante pagine c’è della poesia pura. Crudo come pochi altri libri, anche per quanto riguarda i pensieri dell’autrice, è infinitamente struggente in parecchi passi, soprattutto quando la Blixen racconta dei suoi indigeni masai e kikuyu. Un difetto potrebbero essere le troppe virgole, che a volte appesantiscono la scorrevolezza. Si parla della morte e del funerale di Finch-Hatton, ma la scrittrice non si abbandona alla pena che certamente ha provato, dato che Finch-Hatton è probabilmente stato l’uomo che ha davvero amato e che le ha fatto respirare veramente l’Africa. Questo libro è davvero una delle più grandi e ben fatte rappresentazioni di un’epopea, è un inno in onore di una terra magica e dei suoi abitanti originari, ed in onore dell’amicizia tra uomini e donne che hanno dovuto lavorare duramente in quella terra, che spesso non li ha ripagati economicamente ma ha dato tanto come esperienza di vita.
Karen Blixen
Karen Blixen, il cui vero nome era Karen Christence Dinesen, nasce il 17 aprile 1885 a Rungstedlund, in Danimarca. Figlia di un proprietario terriero dedito alla politica (poi morto suicida) visse per lungo tempo nella residenza di campagna che il padre prima acquistò e in seguito restaurò a sue spese. Oltre alla placida routine della campagna danese Karen conobbe, almeno per la prima parte della sua vita, gli agi, i pettegolezzi e le mollezze degli ambienti "upperclass" della vicina e moderna Copenaghen. Nel 1913 si fidanza con il cugino svedese, il barone Bror von Blixen-Finecke, e insieme a lui decide di partire per l'Africa con l'idea di acquistarvi una fattoria. La vita "civile" non sembrava adatta al carattere ribelle e forse un po' romantico della futura scrittrice.
Nei salotti si annoia profondamente, quasi sentendo che la vita le sfugge fra le mani senza aver provato emozioni reali e autentiche. L'epilogo rosa di questa specie di fuga, anche se dai caratteri non propriamente tali (almeno agli occhi delle persone che circondano i due) è costituito dal matrimonio che li ufficializza come marito e moglie, celebrato a Mombasa nel 1914. Una volta uniti e in regola con la legge, di comune accordo si trasferiscono in una grande piantagione nei pressi di Nairobi. Purtroppo l'iniziale idillio dopo qualche anno va in pezzi. Quella che sembrava una grande storia d'amore coronata da interessi e passioni comuni si rivela in realtà una prigione difficile da sopportare. Il 1921 è l'anno del doloroso divorzio. Bror lascia l'Africa mentre Karen continua a vivere nella piantagione di caffè, ormai sua ragione di vita, facendola crescere e dirigendola con intelligenza e tenacia per ben diciassette anni. Ma anche questa laboriosa routine sarà destinata a terminare. L'improvvisa crisi sopravviene nel 1931 quando crolla il mercato del caffè e Karen Blixen si trova costretta a chiudere l'attività della piantagione dopo alcuni anni di stentata sopravvivenza. A questo punto ragioni economiche più che sentimentali la costringono a lasciare l'Africa e a tornare alla casa di famiglia, dove si dedica con intensità alla scrittura. Fra le molteplici storie che scrive una in particolare è destinata a rievocare i suoi anni africani. Questa sorta di diario intimo, considerato il suo capolavoro, altro non è che il celeberrimo "Out of Africa", (titolo italiano fu "La mia Africa") titolo che vedrà la luce solo nel 1937. La prima pubblicazione che però la vede affermarsi sul mercato è "Sette storie gotiche", edito in Inghilterra e in America nel 1934. Malgrado la bruciante nostalgia per il Kenya, nostalgia che ha tutti i caratteri di un vero e proprio "mal d'Africa", la scrittrice passerà il resto dei suoi giorni in Danimarca, peraltro afflitta da una salute malferma e vacillante, forse attribuibile secondo alcune ricostruzioni ad una malattia venerea mal curata che avrebbe contratto dal marito durante il primo anno di matrimonio.
Gli ultimi anni dunque sono particolarmente tristi e delicati. Minata dall'inesorabile malattia che non le lascia un attimo di tregua, trascorre lunghi periodi in ospedale, talvolta impossibilitata addirittura a scrivere o ad assumere la posizione seduta. Per dare corpo alla sua creatività si affida alla segretaria, depositaria fedele e trascrittirce attenta delle sue flebili dettature. La fine arriva il 7 settembre 1962 quando Karen Blixen ha da poco superato i settantasette anni.
Una particolarità di questa autrice è che lungo tutta la sua carriera ha amato celarsi dietro numerosi pseudonimi: da Isak Dinesen a Tania Blixen fino ad arrivare al mascheramento androgino con le pubblicazioni a nome di Pierre Andrézel. Questo strano e per certi versi incomprensibile atteggiamento attirò su di lei un gran numero di pettegolezzi, anche relativamente all'originalità dei suoi scritti. Resta il fatto che Hemingway, al momento della consegna del premio Nobel, insinuò che il suddetto premio avrebbe dovuto essere anche assegnato alla gran signora venuta dal Nord.
La mia Africa e' anche un film. Indimenticabile. Il libro ed il DVD non possono assolutamente mancare nella vostra libreria/ludoteca. |